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Quattro chiacchiere con “La ragazza Eco”

Quattro chiacchiere con "La Ragazza Eco"

Oggi vi voglio parlare di Marta aka @laragazzeco su Instagram. Ho contattato Marta qualche settimana fa per proporle una diretta insieme a me su Instagram e parlare di minimalismo. Avevo il presentimento che la possibilità non ci fosse perché, nonostante un profilo che funziona benissimo, lei ha deciso di non mostrarsi in volto sui social. Una diretta quindi non sarebbe stata fattibile. Abbiamo però cercato in quei giorni di capire come avrei potuto parlare con lei e raccontare proprio di lei e del suo essere sostenibile senza mostrarsi. Ecco l’idea di farle un’intervista per il blog. L’ho contattata quindi nuovamente e le ho fatto un po’ di domande per conoscerla meglio e far conoscere meglio la sua idea di sostenibilità.

V: Mi parli di te, chi sei, cosa fai nella vita?

M: Mi chiamo Marta, ho 27 anni e lavoro come educatrice in un servizio dedicato alla prima infanzia. Sono una persona con la testa piena di idee e che ha la necessità di farle sgorgare da qualche parte: creo – come e quando posso – e Instagram è diventato un mio piccolo spazio per mettere a frutto il desiderio di far sentire la mia voce.

V: come ti sei avvicinata a uno stile di vita sostenibile? Quali sono state le tue motivazioni, cosa ti ha spinto?

M: È difficile per me stabilire quale precisa strada mi abbia avvicinato a uno stile di vita più sostenibile perché sono incorsi diversi fattori: l’incontro con persone che hanno a cuore il Pianeta, documentari, libri e un forte desiderio di agire per lasciare il mondo migliore di come è ora. 

Posso dire che è stato – ed è tutt’ora – un viaggio continuo e che la spinta più profonda mi è stata data dai dati. Dati scientifici, attendibili, reperibili facilmente sia tra le immagini di un documentario che tra le pagine di un libro. Viviamo in un’epoca in cui educarsi non è mai stato così facile e le informazioni, sempre da valutare certo, sono quasi alla portata di tutti. 

Mentre frequentavo l’università a Milano passavo molto tempo fuori casa e da una prima riflessione su quanta plastica usa e getta utilizzava uno studente è scaturita una reazione a catena di domande, di ricerche, di confronto. Mi si è aperto un mondo. Ho scoperto pian piano che la modernità ha anche dei lati oscuri, spesso affossati a favore delle pubblicità su tecnologia all’ultimo grido, nuove collezioni fast fashion, una crescita infinita che sta già causando problemi.

Queste nuove motivazioni hanno solo rafforzato una sensibilità che – credo, anche se non spetta a me dirlo – ho sempre avuto. 

V: Cosa è per te essere sostenibile?

M: È vivere senza pesare troppo sul Pianeta; un viaggio – spesso in salita, a volte in solitaria e altre in compagnia – lungo cui mi impegno a lasciare questo luogo migliore di come l’ho trovato.

V: Cos’è il minimalismo? Come lo vivi?

M: Il minimalismo non ha un’unica definizione: è un campo molto vasto, vissuto a seconda della sensibilità di ciascuno. Io, personalmente, amo raccontarlo come il vivere una vita più consapevole e ricca con meno. Con il minimalismo si da importanza alle esperienze piuttosto che alle cose e si dà valore a ciò che si possiede, rifiutando il superfluo. 

Ognuno vive il minimalismo in modo molto personale, e per me è strettamente legato alla sostenibilità: cerco di dare importanza a ciò che possiedo, a pensare bene prima di fare un acquisto, scegliendo materiali di qualità che durino nel tempo (il famoso “less is more”).

Con il tempo mi sono resa conto che non servono diecimila cose per essere felici, perché la felicità non si trova nelle cose. So che potrà sembrare strano, ma il less is more mi ha aiutata anche nelle relazioni con gli altri: ho rafforzato le amicizie che per me valevano, liberandomi – anche a fatica, sì – di legami tossici che non mi facevano stare bene. Per me ha funzionato e, anche se non sono una di quelle persone con dieci capi nell’armadio e una stanza perfettamente minimale, questo approccio mi ha dato tanto.

V: Come ci si avvicina e si “sceglie” uno stile di vita minimalista?

M: Credo che uno stile di vita minimalista non si scelga, ma ci sia una scintilla che scatta dentro. Nel mio caso la spinta è nata mentre frequentavo l’università: “davvero riempire l’armadio di abiti e accessori mi renderà felice?”, mi sono chiesta. Ho trovato uno spunto seguendo su Youtube persone che vivevano intenzionalmente con meno. Ho iniziato a ridurre ciò che avevo nell’armadio, a valutare i miei acquisti, a liberarmi dalla vergogna di vestirmi sempre con le solite paia di jeans e i medesimi maglioni perché mi facevano stare bene.

Un paio di anni più tardi ho divorato il documentario “Minimalism“, prodotto da Matt D’Avella, Ryan Nicodemus e Joshua F. Millburn, e ho finalmente trovato le parole per descrivere il senso dietro tutte le mie scelte.

V: Quali sono le azioni che possiamo fare per vivere in maniera più sostenibile e minimalista?

M: Anche se sembrano due universi distanti, minimalismo e sostenibilità sono intrecciatiLe azioni sono davvero infinite, certe più alla portata di alcuni, certe di altri; quello che vorrei suggerire è iniziare a piccoli passi: non è una gara e la fretta di fare tutto subito spesso porta a esplodere.

Inizia informandoti da chi ha già iniziato a vivere in modo più sostenibile, informati senza il bisogno di svuotare completamente l’armadio o di buttar via ogni oggetto di plastica che hai in casa: scoprirai che la sostenibilità è tutt’altro che perfezione, e che si più già fare molto senza rivoluzionare da un giorno all’altro la propria esistenza. 

V: Qual è stata la cosa più difficile per te nel tuo percorso verso una maggiore sostenibilità? E quella più facile?

M: La difficoltà più grande è stata far accettare agli altri le mie scelte: all’inizio ero la strana, la hippie, quella che ha visto qualche assurdo documentario e si è scollegata dalla realtà. Mi sentivo attaccata, incompresa e non sapevo come ribattere a quelle insinuazioni. Alla fine ho capito che il nostro comportamento è importante quanto le parole, che ogni gesto che facciamo dona un messaggio.

V: Mi racconti un tuo successo in questo percorso? 

M: Sembrerà banale, ma reputo la mia pagina Instagram, @laragazzaeco, una piccola, grande conquista.

Attraverso il social ho trovato una rete di persone che, proprio come me, stanno cercando di essere più sostenibili: con loro mi confronto, imparo, capisco i miei errori e scopro altri punti di vista. 

La possibilità di ispirare anche altri e altre al cambiamento mi riempie di gioia: non avrei mai immaginato di avere un seguito – e una responsabilità – così grande ma, se dovessi tornare indietro, rifarei tutto.  

V: Concludiamo con una frase che ti va di lasciarci.

M: C’è una frase di Greta Thunberg che mi porto nel cuore: “non sei troppo piccolo per fare la differenza“. Rispecchia il mio approccio e il mio augurio: che ognuno – per quanto piccolo, per quanto agli inizi – cerchi di agire per il pianeta. Sono certa che quell’azione, unita a molte altre, porterà davvero a un cambiamento positivo.

Ringrazio tantissimo Marta per questa bella intervista che si sente che sgorga direttamente dal cuore perché è stato per me emozionante mettere tutto nero su bianco. E ho come sempre la speranza che leggere di altre persone, delle loro scelte, delle loro vite normalissime, come le nostre, aiuti sempre qualcuno, fosse anche solo una persona, a cambiare verso una vita più sostenibile.

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