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Il babywearing è un vizio?

Il babywearing è un vizio?

Una delle frasi che viene più apostrofata alle neo mamme, ignare che il giudizio altrui sia così influenzante, è “ma se lo tieni in braccio/in fascia lo vizi!”, “vuole sempre stare in braccio, è un viziato”, “non puoi uscire dalla stanza che piange, lo hai viziato”. Il contatto è un vizio, il babywearing è un vizio.

Ebbene, si sbagliano di grosso.

Il contatto

Il babywearing, come abbiamo letto nello scorso post, è portare addosso il proprio bambino con l’ausilio di un supporto. Il babywearing è anche, come prima cosa, la risposta ad uno dei bisogni esistenziali dell’organismo vivente: il contatto

Contatto deriva dal latino contingere, che significa toccare. Per toccare abbiamo bisogno del senso del tatto, senso che funziona tramite la pelle che è l’organo più importante del nostro organismo e difatti è una dei primi organi che si formano del tutto. Possiamo pensare di vivere la nostra vita ciechi, sordi, muti, senza olfatto o gusto ma non possiamo pensare di sopravvivere senza le funzioni della pelle.

L’antropologo Montagu dice che “il bisogno di stimolazione tattile dura tutta una vita, ma non è mai così urgente e fondamentale come nel neonato e nelle prima fase della vita”.

Già durante il travaglio il bambino viene stimolato e “toccato” tramite un massaggio energico dalle contrazioni uterine. Questo massaggio mette in moto i nostri bambini per “dargli una spinta” prima di affrontare il mondo. E’ la stessa cosa che fanno gli altri mammiferi, leccando energicamente i piccoli alla nascita. Gli da un primo assaggio di contatto.

massaggio neonatoIl neonato dunque nasce con un bisogno primordiale e fortissimo di contatto, ha bisogno di essere toccato, accarezzato, massaggiato. E’ infatti attraverso il contatto con l’altro che il bambino acquisisce la percezione di sé stesso. All’inizio infatti il neonato non ha percezione di sé come un essere a sé stante ma si crede un tutt’uno con il corpo della mamma. 

E’ solo nel tempo, solo con le esperienze appunto tattili, che acquisirà sicurezza, fiducia nel genitore, imparerà a manipolare ed esplorare, riconoscerà gli oggetti.

Il tatto da modo anche al nostro bambino di “sentire” cosa prova chi lo tiene in braccio perché è attraverso le tensioni muscolari, la postura, la pelle, che il nostro bambino capirà come stiamo. Un genitore stanco che decide di portare addosso il suo bambino anche se non ne ha voglia perché stanco o stressato, incapperà probabilmente nel pianto del bambino che esternerà il sentire del genitore.

Il babywearing e il contatto

Portare attraverso il babywearing e portare tenendo pelle a pelle il proprio bambino si è visto avere numerosi effetti positivi fin dalla nascita:

  • Il contatto aiuta la termoregolazione. Alla nascita il bambino non può ancora farlo, il corpo della mamma lo aiuta attraverso la sudorazione, sia in estate che in inverno
  • Stare a contatto con il bambino pelle a pelle, significa essere sulla stessa lunghezza d’onda del bambino, parlare la sua lingua, ci mette in condizione di essere alla pari
  • Soddisfare il bisogno di contatto del bambino non lo accresce ma lo colma, quindi ci fa capire che il babywearing non è un vizio, ma solo la risposta ad un bisogno forte ed innato
  • Il contatto pelle a pelle è un ottimo analgesico naturale e aiuta il bambino ad ambientarsi alla vita “fuori” molto più facilmente
  • Portare con un supporto aiuta a rilassare il corpo e il bambino lo percepisce come abbiamo visto poco sopra

Il neonato alla nascita esprime con il pianto la paura per la perdita di contatto, vive una delle angosce più forti ed esistenziali di tutta la sua vita. Lo spiega il fatto che il neonato non ha ancora una consapevolezza dell’io e del tu, quindi non riconosce i confini tra il proprio corpo e quello della sua persona di riferimento. La madre alla nascita viene vissuta come parte propria, questo comportamento innato fa parte del bagaglio biologico comportamentale.

Tenere a contatto il proprio bambino quindi lo rende tranquillo, sereno e sicuro. Un esempio lampante è quando teniamo il nostro bambino addosso durante una cena, una serata con amici o comunque una situazione caotica e lui dorme addosso a noi senza rivelare il minimo fastidio. Questo è proprio perché a lui basta avere il contatto del genitore, un genitore tranquillo, per stare bene.

Ricordiamo ancora quindi che portare il nostro bambino addosso non lo vizia, ma lo rende sicuro, tranquillo e fiducioso del mondo e dei suoi genitori.

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